Le persone di Palazzo Castri: Daniele D'Angelo e il mestiere della sala

«Un cameriere senza cavatappi è come un soldato in guerra senza fucile». Questa frase, in brigata, l'abbiamo sentita ripetere talmente tante volte che ormai la riconosciamo dal tono di voce. A dirla è Daniele D'Angelo, il nostro Maître di sala, ed è il modo più rapido per capire come intende il proprio mestiere: nulla di improvvisato, tutto preparato in anticipo.

Daniele è arrivato a Palazzo Castri nel marzo del 2017. Aveva già alle spalle anni di lavoro come cameriere e bartender, con una specializzazione nella miscelazione, ma è qui che il suo percorso ha cambiato passo. Ha trovato un ambiente dinamico e giovane, e nel tempo è stato promosso a Maître: per le doti organizzative, per la competenza professionale e — forse soprattutto — per la capacità di guidare una squadra tenendo il clima di lavoro sano. Nel frattempo ha seguito numerosi percorsi di formazione sul servizio, sulle tecniche di vendita food & beverage, sulla motivazione e sulla gestione del team. Di recente, a livello personale, ha intrapreso il percorso per diventare sommelier: la passione per il vino era già evidente a chiunque lo avesse visto scendere in cantina.

Continuiamo così la nostra serie People, dopo aver raccontato Paola Marini e l'arte invisibile dell'ospitalità. Gli abbiamo fatto qualche domanda.


Dal bar alla sala

Da quanto tempo fai questo lavoro?

Praticamente da sempre. Ho iniziato con la scuola alberghiera, poi tra bar e hôtellerie sono ormai venticinque anni.

C'è stato un momento in cui hai capito che la sala sarebbe stata il tuo mestiere?

In principio mi sono appassionato al bar e al bere miscelato. Il servizio in sala è venuto dopo, legato alla curiosità sul mondo del vino e alla ricerca dell'abbinamento ideale.

Qualcuno ti ha insegnato qualcosa che ancora oggi ti porti dietro?

Ricordo sempre con piacere due persone. La prima è il Signor Rossi — lo chiamavo davvero "Signore", con enorme rispetto — Restaurant Manager dell'Hotel Brunelleschi di Firenze, il primo a darmi la possibilità di lavorare in questo mondo. Il secondo è il barman del Bar Nautico, al villaggio turistico Riva degli Etruschi. Entrambi mi hanno insegnato organizzazione, disciplina e tecniche professionali che oggi condivido con i più giovani.


La parte del lavoro che gli ospiti non vedono

Che cosa fa un maître, oltre a quello che si vede in sala?

Il servizio è solo una piccola parte. Le mansioni sono tante: formazione del personale, riunioni di lavoro con la direzione, aggiornamento continuo sulle novità enogastronomiche, stesura di wine list e drink list, collaborazione con la cucina, pianificazione dei turni e organizzazione del team. Ma soprattutto si tratta di mantenere un ambiente di lavoro produttivo e stimolante per i colleghi, in modo da farli crescere.

Come si prepara una sala prima di un servizio?

L'organizzazione è tutto: la sala deve essere ordinata e pulita. Si dividono i ranghi e poi si scende nei dettagli.

  • Le tovaglie stirate perfettamente, con la linea centrale in direzione dell'entrata
  • I tovaglioli piegati in modo semplice ed elegante
  • Le posate lucide
  • E soprattutto i calici cristallini, immacolati

Come si legge un tavolo?

Il primo impatto è fondamentale: con un po' di attenzione si percepisce molto in anticipo. Un aspetto da tenere in considerazione è capire chi, tra gli ospiti al tavolo, prende l'iniziativa — nella scelta del tavolo, del vino. Quel cliente è il passepartout per capire l'occasione della cena.

E quando succede un imprevisto?

Bisogna rimanere tranquilli. Sangue freddo, mai far trasparire ansia, con eleganza di movimento e di prossemica. Come se fossimo attori e la sala il nostro palcoscenico.


La sala, il giardino, la cucina

Che differenza c'è tra servire in sala e servire in giardino?

La sala richiama eleganza e discrezione. Il giardino è più dinamico, più smart, più leggero.

Che tipo di ospite arriva da voi?

Abbiamo principalmente una clientela internazionale, incuriosita dalla nostra storia e dalla nostra cultura. Io cerco sempre di proporre prodotti del territorio.

Un momento della giornata che preferisci?

Sicuramente l'aperitivo e la cena. Con l'aperitivo posso divertirmi con la miscelazione, a cena con l'abbinamento cibo-vino.

Come si costruisce l'intesa con la cucina?

Tra sala e cucina è sempre amore e odio. Al di là delle differenze, credo che le soddisfazioni più importanti per entrambi i reparti siano legate ai grandi eventi riusciti. Ecco: l'intesa si crea nelle grandi occasioni, dove le due realtà lavorano come un'entità unica, con un unico obiettivo.


Gli episodi che restano

Un episodio che ricordi con piacere.

Gli ospiti che tornano dopo anni e ti salutano calorosamente: significa che si è lasciato un segno. Poi ricordo la prima degustazione di vini che ho guidato — impegnativa, perché affrontavo qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo divertente.

Un errore da cui hai imparato qualcosa.

Cercare di risolvere una situazione negativa da solo. In questo lavoro non è possibile.

La richiesta più insolita che ti sia mai stata fatta.

Ricreare una scenetta durante una proposta di matrimonio: dovevo stappare una bottiglia di spumante subito dopo il sì di lei. Abbastanza imbarazzante. È andata bene.

Un ospite che ti è rimasto in mente.

Sì. Un'ospite che, dopo un lungo soggiorno dovuto a una cura, mi ha ringraziato dicendomi che nelle cene in cui l'ho servita si è sentita in famiglia.


Il punto di vista

Che cos'è per te l'ospitalità?

Creare un ambiente sereno, dove la persona si senta a suo agio senza dover mai sentirsi in difficoltà.

C'è un luogo comune sul tuo lavoro che ti dà fastidio?

Sì: che chiunque possa fare il cameriere, basta portare i piatti. In realtà servono molte competenze — linguistiche, merceologiche sul food e sul beverage — e non ultime quelle trasversali: empatia, comunicazione efficace, lavoro di squadra, problem solving.

Un consiglio a chi inizia adesso.

Cerca di essere curioso. Fai domande.

Se un ospite ha una sola sera a Firenze?

Salire a Piazzale Michelangelo. Da lì si può godere di tutta la bellezza di Firenze.


Dove trovarlo

Daniele lo incontrate al bar e in sala al Florentia Cafè & Restaurant, il nostro ristorante affacciato sul giardino. Se vi interessa il vino, chiedetegli un consiglio: è la conversazione che gli riesce meglio, e per chi vuole approfondire abbiamo anche pacchetti dedicati alla degustazione. Il cavatappi, comunque, ce l'ha sempre in tasca.

Per prenotare un tavolo o organizzare una serata da noi, scriveteci: e se volete vedere come funziona il resto della macchina, abbiamo raccontato una giornata tipo del nostro staff.

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