Sant’Ambrogio: dalla storia di un miracolo all’immagine di uno dei quartieri più cool di Firenze

La storia di Sant’Ambrogio, uno dei punti nevralgici della movida e della cultura fiorentina, ruota tutta intorno alla sua splendida chiesa: in essa, nata come monastero femminile benedettino – se ne hanno tracce già a partire dal 988 – avvenne un famoso miracolo eucaristico che fu ricordato, dalla città intera e non solo, per i secoli a venire. Il 30 dicembre 1230 l’anziano prete Uguccione trovò del sangue e della carne umana nel calice usato durante la celebrazione. Trasferita in una fiala di cristallo e poi esaminata dal vescovo, la materia della reliquia fu in seguito riportata proprio nella chiesa di Sant’Ambrogio a seguito di una sfarzosa processione.


Ed è proprio dalla piazzetta davanti alla chiesa che comincia un divertente e movimentato carnevale di baretti e trattorie, luoghi di aggregazione, chiacchiere festose, giovani studenti universitari che trascorrono allegramente il tempo di un fine lezione o una sera d’estate sedendosi a conversare alla Sosta dei papi.


Sant’Ambrogio è poi sede di un prezioso e ricco mercato diurno, coperto e no, in cui si possono trovare squisite prelibatezze e botteghe di prodotti artigianali 100% toscani, ottimi da gustare per un light lunch durante un tour fra le bellezze cittadine ma anche da portare a casa come souvenir.

Non solo verdure, formaggi e salumi di ogni sorta, ma anche abbigliamento (spoiler: non potete perdervi questo luogo se siete fan del vintage e del second-hand) e un singolare mercato delle pulci (in Largo Annigoni) dove potrete incontrare e conoscere appassionati, collezionisti e professionisti del settore di prima categoria.


Ma Sant’Ambrogio ha anche – ovviamente – i volti e i sapori di Cibreo, un locale (ormai molti, tra caffè, piccole trattorie e fusion pop-up store) che anima la vita del quartiere da più di cinquant’anni, fortemente voluto e portato avanti dall’estro geniale di Fabio Picchi, cuoco e ristoratore fiorentino scomparso nel 2022 la cui vitalità ed esperienza è rimasta tutta dentro ad un progetto, un’idea più che mai sociale che fa della vita di quartiere, della piccola comunità, un bene unico e prezioso, un alimento adatto ad ogni pietanza.


E poi Sant’Ambrogio si nutre del valore artistico e polivalente di spazi come Murate Art District, così come di nuove – interessantissime – gallerie come Beast Gallery. Sant’Ambrogio ha l’odore della carta stampata che si respira fra le pagine della Libreria indipendente Malaparte, o quello di botteghe artigiane, apparentemente introvabili perché fuori dai “radar” commerciali mainstream in cui si capita davanti per caso, catturati da una vecchia insegna in ferro battuto o dall’immagine di un anziano con grembiule e attrezzi del mestiere che lavora con l’uscio aperto.


Sant’Ambrogio è stato ed è ancora questo: un crocevia di culture e tempi differenti. Di architettura (vi ha sede principale la rinomatissima facoltà universitaria), storie e colori mescolati, di leggende che riportano alla città quella magia e quell’autenticità come solo le antiche memorie sanno fare. E Sant’Ambrogio è uno scrigno prezioso di tesori artistici e umani e della bella Firenze.

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