Vin Santo: concludere un pasto…in bellezza (ma soprattutto in bontà)

Il Vin Santo è uno dei più celebri simboli della famosa tradizione enologica toscana. Le sue peculiarità, date da un mix affascinante tra Storia e caratteristiche di produzione, lo rendono un prodotto davvero imperdibile durante un soggiorno vacanziero nella nostra regione. Non c’è pasto davvero superbo che possa concludersi senza una goccia di questo nettare vellutato, con le sue note inconfondibili, capaci di racchiudere in un bicchierino da accompagnamento del dessert tutta l’armonia e il colore delle terre toscane.


Una lunga tradizione che parte proprio dal nome:


Dalla versione “senese”, datata 1348, che vuole questa bevanda come nettare curativo usato da un frate per debellare la peste, fino a quella “fiorentina” di Giovanni Bessarione che, mentre lo stava bevendo, pare esclamasse: "Questo è il vino Xantos!", probabilmente rifacendosi ad una simil-versione greca, ovvero un vino fatto sull’isola di Santorini pressando l’uva sultanina, molte sono le possibili origini etimologiche della squisita bevanda. C’è per esempio chi riconduce il nome di questo particolare vino al fatto che le sue uve venivano fatte appassire fino – per l’appunto – alla Settimana Santa. È indubbio che la matrice religiosa ha un grande peso, dal momento che proprio questo vino ha un grande uso durante la celebrazione del rito della messa.


Sapori contemporanei: il pregio del Santo Toscano


Il Vin Santo, fiore all’occhiello della tavola toscana, così come di quella Umbra, viene prodotto con uve di Trebbiano e Malvasia. Il suo consumo principale è legato all’accompagnamento di portate da dessert ma non è affatto insolito, girando per i piccoli bar dei borghi dell’entroterra, scorgere qualche avventore consumarlo anche a metà pomeriggio come “merenda” a base di alcol e zucchero per dare un po’ di carica e di energia magari ad una giornata di relax del fine settimana. Il Vin Santo, infatti, è forse per eccellenza quella chicca che rappresenta la fine di un pasto di festa, o di un momento conviviale passato con gli amici o immersi nella quiete della domenica. Nel suo colore ambrato, e nel suo profumo intenso vi è racchiusa la magia delle campagne toscane, gli angoli assolati di una terra preziosa, che, come la tavolozza di un pittore, vira dagli azzurri smarginati del cielo ai verdi rigogliosi della vegetazione autoctona.


Vin santi e cantucci: un binomio imperdibile:


E se non volete assolutamente perdervi l’eccezionalità di un’esperienza 100% toscana, dovete assaggiare il Vin Santo assieme ai cantucci, dei piccoli biscotti tipici della tradizione dolciaria pratese, il cui principale e più fine produttore, il biscottificio Antonio Mattei (Clicca qui per visualizzare il sito) propone in numerose e gustosissime varianti, ma che potrete trovare anche nelle cucine dei veri locals, magari con un’antica ricetta casalinga, e che inzuppati nel liquido ambrato sapranno sprigionare il meglio della loro prelibatezza. Ammorbidendosi nel vin santo, infatti, questi biscotti lasceranno sul palato una sensazione indescrivibile di assoluto piacere: il modo migliore per mettere fine ad un pranzo tipico toscano, conversando con gli amici e godendosi il sole di una bella giornata primaverile all’aria aperta.

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